Agfa Apx 100

Test Agfa APX 100, una resa davvero interessante, ricca di toni, contrasto ben presente, grana evidente e piacevolissima , scattate con Leica R8 , summicron 50r , sviluppate in rodinal e scansionate con scanner Noritsu a 24mp

Leica Telyt-R 350mm F4.8

Sono un felice possessore del fantastico sistema Leica R con una Leica R8 e avendo testato sul campo la qualità straordinaria dei suoi obiettivi ho deciso di prendere un Tele con una focale importante e cioè 350mm da poter utilizzare anche sulle digitali APS-C come teleobiettivo dalla focale di 525mm equivalenti .

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Solido robusto, non molto pesante nonostante la focale e di sostanza che trovo magnifico per diversi aspetti: il primo è sicuramente la costruzione, nonostante sia un oggetto progettato 40 anni fa sembra ancora oggi appena uscito dalla catena di montaggio in Germania. Linea moderna , paraluce telescopico , supporto per cavalletto robustissimo e ruotabile, uno strumento che trasmette una sensazione di professionalità e qualità.  Avendo già una misura di 180mm coperta dall’Elmarit-R 180 F2.8 R ho deciso di raddoppiare i millimetri per evitare focali troppo vicine e così la scelta è ricaduta sull’obiettivo sopracitato scavalcando il Telyt-R 250 F4  e scartando la focale 560 mm F 6.8 per la dimensione davvero esosa della lente.

Mi sono innamorato di questa lente dopo aver letto l’esaustivo e completissimo articolo di Marco Cavina in merito. Questa lente è uno degli ultimi progetti del grande progettista ottico Mandler e rappresenta lo spartiacque tra i sistemi a lenti tradizionali e i nuovi schemi con vetri a bassa dispersione che verranno adottati sui tele a partire dagli anni ’80. La lente costava nel 1980 la bellezza di 7.700.000 lire circa e rappresentava un investimento davvero importante per l’epoca .

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Si poteva accoppiare perfino con il duplicatore 11236 per ottenere una focale equivalente a 700mm con una perdita di 2 STOP di luminosità. Il duplicatore in questione, equipaggiato con il vetro dei celeberrimi obiettivi Leica Noctilux ,  costava, reggetevi forte, la bellezza di 2.300.000 lire e, se acquistato  insieme al teleobiettivo raggiungeva la cifra di 10 milioni di lire tonde ,tonde, praticamente il costo di una Volkswagen Golf  nel 1980.

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Questa lente, prodotta in soli 2600 esemplari secondo me rappresenta la scelta ottimale se cercate una focale tra 250mm e 500mm soprattutto per chi come me possiede i sistemi digitali Leica , in particolare il sistema con attacco L-mount.  Su CL questo bazooka tedesco montato con opportuni adattatori si trasforma in un 525mm equivalente grazie al crop del sensore APS-C . Se avete l’adattatore originale potrete accedere al menù della macchina e far applicare le correzioni e i dati exif ai vostri scatti.

Per semplificare si potrebbe dire che  questa lente rappresenta il massimo ottenibile con le lenti non ED (a bassa dispersione) , una sorta di nonnino palestrato che fa la break-dance in mezzo ai giovincelli . Non essendo una lente con schema Apocromatico ha bisogno di correzioni su aberrazione e purple fringing in post produzione , ma avendo ottenuto ottimi risultati con il mio  Elmarit-R 180 sapevo che avrei potuto correggerlo senza particolari problemi e mi sono semplicemente creato una preimpostazione su Lightroom , devo dire con risultati sorprendenti perfino su un sensore denso come quello della CL , che ricordo essere più denso di pixel di una SL2 . Quindi con un click si aggiusta tutto, anche aberrazioni importanti ed evidentissime nei controluce estremi.

Vi mostro alcuni scatti con l’aggiunta dei crop 100% del Leica 350 Telyt R su CL , adattatore e monopiede, diaframma da F5.6 a F8 da 1/1000 a 1/16000 sec controluce. Iso fino a 2000 in caso di mancanza di sole e verso le ore tarde del pomeriggio. Focus peaking e ingrandimento del punto di messa a fuoco attivi.

Il dettaglio a 525mm equivalenti risulta davvero notevole. Tutte le foto sono state lavorate con Lightroom partendo dal dng e applicando correzione aberrazione automatica e manuale e maschera di contrasto con un preset creato apposta e applicato a tutte con piccole variazioni a seconda delle scene.

Ho notato che a 525mm equivalenti (350mm x 1.5 dato dal fattore di crop del sensore aps-c) alcune scene con inquadrature a lunga distanza mostrano  il riverbero dovuto all’aria calda che sale creando una sorta di effetto “miraggio” .

Questa lente , ribadisco, grazie alla possibilità di correzione di aberrazioni ottiche anche importanti offerta dai moderni software di postproduzione e alle nuove mirrorless con sensori performanti, è sia uno strumento potentissimo ma allo stesso tempo molto impegnativo da usare visto che per evitare il mosso si deve scattare con tempi inferiori a 1/640 sec anche su monopiede . Su sensori densissimi come su CL consiglierei di scattare con tempi inferiori a 1/1000 sec.

I risultati migliori secondo le mie prove li ho ottenuti con diaframma da F6.3 a F8 e tempi di scatto di 1/1000 sec. su cavalletto.

Premetto che questa lente mi ha fatto venir voglia di fare qualche scatto anche alla fauna selvatica e allora per la prima volta mi sono cimentato in questo genere fotografico con un po’ di dubbi sul risultato . Mi sono recato con un amico in un parco attrezzato con capanni per l’osservazione degli animali . La giornata era nuvolosa e solo per poco tempo è uscito un pochetto di sole permettendomi di abbassare gli iso .

Questi scatti  sono stati effettuati con Leica CL ,adattatore e Leica Telyt-R 350 a 525mm equivalenti , da F5.6 a F8 , tempi 1/640sec iso da 200 a 2500 , fuoco naturalmente manuale con focus peaking e ingrandimento , files lavorati con Lightroom .

I files erano talmente buoni che mi hanno permesso anche crop del 50% ricalcolando la maschera di contrasto per la nuova dimensione.

Grazie a Paolo Pratesi per la compagnia e per avermi portato in questo affascinante ambiente naturale.

Devo inanzitutto dirvi che grazie agli ausili delle moderne mirrorless dotate di mirino elettronico mettere a fuoco manualmente con questi “cannoni” è davvero molto facile , certo non su scene dinamiche, ma su scene con un soggetto fermo o in un punto preciso  la nitidezza  è perfettamente dove vogliamo che sia. Semplicemente fantastico… anzi , per conto mio incenerisce per praticità e quantità di buoni  risultati  qualsivoglia macchina fotografica col classico sistema reflex anche autofocus.

Col duplicatore di focale 2X e con 1,5 X di fattore di crop APS-C quindi a  1050 mm il gioco si fa duro…naturalmente è tutta una scommessa , però , la possibilità di salire di iso senza troppi effetti collaterali di Leica CL ha permesso di scattare a F8 + 2 stop di duplicatore , quindi siamo a F16 , 1/1000sec portando a casa gli scatti anche a 4000/5000 iso….. assolutamente cavalletto o monopiede….

 

 

e infine la prova della Luna….

Ho messo il 350 Telyt sul cavalletto con duplicatore 2X, anello adattatore , impostato il diaframma a F8 , regolato i tempi a 1/160sec e iso 100 per avere la maggior nitidezza possibile. La messa a fuoco devo dire che è difficilissima e basta meno di un millimetro di spostamento della ghiera di MAF per perdere nitidezza… Sequenza di foto a intervalli di 5 secondi per evitare di avere un micromosso premendo il pulsante di scatto.

Mancavano 2 giorni alla super Luna ma il cielo era limpidissimo. Ho anche effettuato alcuni scatti il giorno esatto ma il cielo non era limpido e i risultati sono stati inferiori.

Allego qui il migliore lavorato con Lightroom .

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Leica Super-Vario-Elmar-TL 11–23 f/3.5–4.5 ASPH

Dopo aver acquistato il Vario-Elmar-TL 18–56  e l’APO-Vario-Elmar-TL 55-135 ho deciso di ampliare le focali del sorprendente sistema T  TL  CL  con il Super-Vario-Elmar-TL 11–23 f/3.5–4.5 ASPH.

A dire il vero il piccolo 18-56 mi aveva davvero accontentato ma essendo un amante delle focali ultragrandangolari non ho potuto resistere alle nuove focali e mi sono deciso. Non so proprio da che parte cominciare….. mi immagino che tutti vorrebbero sapere se una lente con queste focali equivalenti, che ricordo essere 16,5mm – 35 mm , sia anche nitida… e vi accontenterò subito: è nitida, molto nitida, più di quanto mi sarei aspettato, ma considerato la qualità degli altri due zoom non poteva che essere così.

Negli anni ho avuto la fortuna di maneggiare delle bellissime lenti grandangolari,  fra le più performanti mai prodotte, ricordo con piacere il Distagon 40mm CF su Hasselblad CM, il Leica Super Elmar 18mm , il Nikkor 14-24 2.8 su D800 che francamente ho sempre considerato uno dei migliori zoom ultragrandangolari in commercio, in grado di superare anche le lenti fisse Nikkor per nitidezza e risolvenza a tutte le focali equivalenti. Il problema del nikkor 14-24 che poi mi ha portato alla sofferta decisione di rivenderlo è stato il peso , l’ingombro e quella semisfera di vetro gigantesca anteriore che usciva addirittura dall’ingombrante paraluce creando spesso dei flare difficilmente recuperabili. Ho semplicemente valutato quante volte lo lasciavo sullo scaffale invece di portarmelo dietro a causa del suo peso e del volume che mi occupava nella borsa.

Capirete quindi che le aspettative erano alte e la possibilità di rimanere deluso idem…. diciamo che l’asticella era ben piazzata in alto… ma in soccorso arriva la soprendente CL e l’altrettanto mitica T di leica col suo sistema progettato per lenti e sensori da oltre 60 linee/mm.

Lo zoom si presenta con un’ ottima costruzione , l’esterno tutto in metallo, compatto e con la parte anteriore di 2 cm circa più larga rispetto al corpo della lente. Focheggiando lo zoom si allunga , questo scopre il suo interno come un collo di metallo che si allunga di qualche centimetro, nulla di preoccupante , anche perchè la costruzione impeccabile e robusta già l’avevo testata sulle altre due ottiche TL in mio possesso. La ghiera è fluida ma stabile , non si allunga anche tenendolo appeso, diversamente da altri zoom più economici.

Viene fornito del suo paraluce , stabile , che protegge la lente frontale da indesiderati flare.

Una curiosità appena si prende in mano si nota che quando è nella posizione più compatta la focale diventa un 23mm e non un 11mm… se si vuole passare alla focale minore si dovrà allungare, che è un po’ il contrario di quello che succede con gli altri zoom.

Quando si apre e si chiude si sente lavorare le guarnizioni che tengono ben sigillato il tubo che rientra e fuoriesce evitando infiltrazioni di polvere.

L’autofocus lo trovo veloce e preciso e non ho mai avuto difficoltà ad agganciare i soggetti.

Quello che ho imparato negli anni con queste lenti così spinte è che padroneggiare la messa a fuoco non è così immediato e vi spiego il perchè.

Quando portate la lente alla focale di 11mm (16,5mm equivalenti) si ha un angolo di campo di circa 103° e la scena inquadrata si allarga sul lato lungo e su quello corto fino ad includere oggetti che sono molto vicini o molto lontani dal punto dove andiamo a mettere a fuoco genericamente e che si trova al centro del mirino. Questo porta il fotoamatore meno esperto a focheggiare più lontano di quello che andrebbe fatto  sbagliando i limiti la profondità di campo necessaria ad inquadrare tutta la scena o parti di essa.

Questo errore di messa a fuoco si ripercuote specialmente sui bordi estremi e fa credere che la lente non sia abbastanza nitida ai confini dell’immagine ma non è assolutamente così.

Con un po’ di pratica notai che se focheggiavo nel punto più vicino che rientrava nell’inquadratura e facevo lavorare la lente con i diaframmi più adeguati per avere una profondità di campo che includesse i bordi e i soggetti in primo piano,  le prestazioni generali ai bordi della scena aumentavano esponenzialmente. Il risultato è facilmente ottenibile con qualsiasi ultragrandangolare e questo piccolo gioiellino necessita della stessa accortezza nella messa a fuoco.

Per quanto riguarda le prestazioni generali io ho una visione molto pratica , legata soprattutto alla capacità o meno che ha una lente di essere lavorata col programma di postproduzione che uso quasi esclusivamente , in questo caso Adobe Lightroom.

Come tutti i files .DNG che escono dalla mia attrezzatura Leica riesco a lavorarli in maniera scrupolosa ed affinare anche il microcontrasto in maniera molto precisa. In sintesi vi posso dire che la lente non vignetta , non ha distorsioni parassite dal momento che  vengono corrette dalla macchina che naturalmente assegna un profilo lente incorporato….  non ha purple fringing residuo, non ha flare indesiderati o aberrazioni rimanenti dopo i soliti interventi di postproduzione minimi che applico ad ogni foto del mio archivio. Anche ad 11mm non mostra debolezze sugli angoli estremi e chiudendo il diaframma già da F6.3 ad F8 si hanno gli angoli estremi completamente nitidi  in quasi tutte le situazioni senza sfrangiature o sdoppiamenti. Ha una messa a fuoco minima di soli 20cm e lo sfuocato che produce non è affatto male.

Naturalmente la caratteristica che vado cercando in una lente del genere non è lo sfuocato ma la nitidezza da bordo a bordo e  proprio per l’utilizzo che intendo farne… foto di interni,  paesaggistica .

La resa dei colori è molto moderna , brillante , intensa. Un altro grande vantaggio che ha questa lente rispetto ai grossi equivalenti per full frame è la possibilità di montare filtri senza vignettare . Io ad esempio odio i paraluce e i tappi e mi sono abituato da sempre ad avere la macchina fotografica con la lente montata subito pronta all’uso nella borsa per cui ho installato su tutte una buona lente UV, consiglio B+W MRC 010 Slim. Ma vanno benissimo anche Multicoated Hoya o Marumi.

Non ho mai riscontrato percettibili cali di qualità con i filtri montati, o particolari effetti collaterali nella maggior parte delle situazioni tranne in situazioni di scarsa luminosità e una forte luce puntiforme nella scena che a quel punto si sdoppierà. Preferisco però una protezione aggiuntiva sulla lente per evitare polvere , graffi o urti.

I tappi delle lenti Leica TL sono curvi sulla parte anteriore invece di essere piatti e ciò rende impossibile appoggiare la lente su un tavolo senza farla vacillare pericolosamente… per me inutilizzabili…

Ma veniamo ai test sul campo… ho utilizzato la lente su Leica T col suo sensore da 16mp e devo dire che la presenza del mirino opzionale visoflex da veramente una mano nel comporre la scena tenendo le linee cadenti dritte grazie alla possibilità di abbassare la macchina e tenere l’oculare per verticale e il piano focale sempre a 90° rispetto al terreno senza sdraiarsi a terra.

 

 

 

Anche negli angoli estremi il file è robusto e dettagli come linee e piccoli soggetti non subiscono sdoppiamenti.

 

Successivamente l’ho montata su Leica CL per sfruttare la maggiore risoluzione da 24mp e ho ottenuto risultati altrettanto eccellenti.

ho poi cercato un soggetto volutamente complesso come un vecchio ponte , con zone di messa a fuoco vicine e lontane , ad 11mm e ho provato a chiudere il diaframma da F6.3 a F10…  di nuovo  tutto il frame risulta nitido e nessun effetto collaterale da registrare…

 

le prove continuano…

Leica Vario-Elmar-TL 18-56 F/3.5-5.6 ASPH

Scheda Tecnica

Fra tutti gli zoom che mi è capitato di usare su APS-C , questo è di gran lunga il migliore. Leggero, compatto ma soprattutto nitido, davvero molto risolvente anche ai bordi.

Leica dice che questo zoom tuttofare sarebbe costato oltre 3000 euro se fosse stato costruito in Germania, quindi se lo è fatto costruire in Giappone su loro specifiche per abbassare i costi e non renderlo davvero fuori mercato.

Qualcuno sarebbe disposto a spendere 3000 euro per uno zoom del genere? Decisamente difficile… 1600? Vediamo…

Ho cercato un po’ in rete e ho scoperto che non  è costruito da Panasonic come molti credono ma da un’azienda giapponese che Leica non ha mai rivelato. Il prezzo di listino si aggira intorno ai 1600 euro (dai 900 ai 1200 euro per un esemplare usato in base alle condizioni) che è davvero un’eccezione per una lente con questi valori massimi di apertura del diaframma. Per un decimo del suo costo si può acquistare da un brand concorrente uno zoom con le stesse caratteristiche , almeno sulla carta, e pure stabilizzato.

Cos’è che rende speciale questa lente? La qualità innanzitutto, come detto è sorprendente , tanto che nelle foto scattate fino adesso  non ho mai trovato irrecuperabili difetti di aberrazione  , purple fringing o mancanza di dettaglio .

Facciamo una premessa.

Sono più che convinto che con l’avvento del digitale e dei programmi di elaborazione dei file RAW , l’industria ottica abbia considerato la possibilità di correggere una parte dei difetti dell’ottica a livello software, addirittura già dal file RAW in macchina risparmiando notevolmente nell’utilizzo di materiale pregiati . Questi parametri vengono già applicati dal software di elaborazione all’interno della macchina fotografica che riconosce la lente e oltre alle classiche correzioni della distorsione, vignettatura, aggiunge anche il miglioramento della nitidezza/astigmatismo sui bordi, la riduzione dell’aberrazione ecc…

Detto ciò , visto che la nostra immagine passa attraverso il programma di elaborazione/archiviazione preferito perchè non sfruttare tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione? Sarebbe assurdo non farlo.

Immaginate poi se un’azienda riesce a creare una lente, complessa come uno zoom con tanti elementi che si muovono su e giù, superfici asferiche, tra mille compromessi , però  tenendo conto che applicherà successivamente migliorie sul file in base ai parametri di scatto, focale, diaframma, distanza di messa a fuoco.

Il futuro è questo… sempre più software a darci una mano .

Con questo enorme aiuto dato dai software di elaborazione immagine, pilotati da processori potentissimi cosa succede se creiamo uno zoom utilizzando materiali di prima qualità? Succede che avete per le mani il Leica Vario-Elmar-TL F/3.5-5.6 ASPH , un piccolo gioiellino.

Nella serie di obiettivi TL avevo adocchiato anche l’Elmarit 18 ASPH 2.8 , ma dopo una settimana di prove direi che sta un gradino sotto al nostro zoom pur essendo un fisso.

L’ Elmarit 18 ASPH 2.8 ha più aberrazione, più astigmatismo, meno nitidezza ai bordi del 18-56 , però col vantaggio di mezzo stop sulla luminosità massima. A livello di portabilità il 18 è veramente come non averlo…. ma diciamocelo anche il 18-56 è veramente compatto , leggero abbastanza per tenerlo al collo un giorno intero assieme alla T o alla CL  ma con un range di focali molto più ampio.

Sul campo la lente si comporta davvero bene in ogni situazione….. regge bene ai controluce… ha uno sfuocato piacevole  creando davvero uno stacco notevole tra nitidezza e morbidezza…. la resa dei colori è neutra , senza dominanti calde o fredde…

cliccate in basso a destra delle anteprime e scaricate i file al 100%.

 

 

 

… ma soprattutto è nitido,  molto nitido, da bordo a bordo  ….

Utilizzando  il sistema M , sia a pellicola che digitale da anni avevo acquistato anche il bellissimo Super Elmar 18mm F 3.8 pensando di usarlo sui corpi APS-C con apposito adattatore per ripristinare il tiraggio.

Se vi dovesse venire in mente sappiate che il leica Super Elmar 18mm ha  l’inclinazione dei raggi luminosi ottimizzata per il tiraggio e i sensori montati sulle M , perciò ha una resa ottima su M a pellicola, M9, M240, M10 e soprattutto Monochrom dove da il meglio di sè.

Contrariamente a quanto uno pensa, cioè che una lente grandangolare ottima su full frame sia davvero eccellente su formato ridotto,  proprio per il fatto di prendere solo la parte migliore scartando i bordi, qui non da il massimo , specialmente sugli estremi del sensore APS-C.

Quindi vi ritroverete un vetro da 3500 euro che su pieno formato ha una nitidezza e una resa tipicamente Leica ma su APS-C non arriva assolutamente a livelli che ci si aspetterebbe agli angoli, a patto di usarlo da f10 in sù, cosa che lo rende davvero zoppo.

Morale della favola… se cercate un 28mm equivalente su APS-C il 18-56 è la scelta migliore dal momento che ha la qualità indiscussa delle ottiche Leica e la dinamicità di uno zoom tutto fare. Come per il 55-135, questo zoom non deve spaventare per la sua apertura massima relativamente bassa dal momento che gli ultimi sensori sono in grado di mantenere una qualità discreta fino a 6400 iso.

Valori che per chi viene dalla pellicola sono oltre ogni aspettativa…. a 18mm (28mm equivalenti) F 3.5 potete scattare a 1/30 sec evitando il mosso e fino  6400 iso praticamente in ogni ambiente, fidatevi…

Tornando al nostro piccolo zoom, lo considero, assieme al 55-135 APO della stessa serie TL, una lente da possedere nel corredo della T o CL  e se vi dicessero, che siete dei folli perchè avete speso  1600 euro in uno zoom fategli vedere gli scatti sopra, sono assolutamente paragonabili ai migliori zoom per fullframe F 2.8 con focale equivalente ma con un terzo del peso e della dimensione…. ed ecco perchè sono 1600 euro ben spesi…

 

L’efficienza del sistema ibrido

Ho acquistato, un po’ per curiosità , l’ultima compatta a pellicola prodotta da Nikon nel lontano 2003, il modello  Nikon Lite Touch 150 ED, con uno zoom 38-150mm , con costosi elementi asferici e lenti a bassa dispersione ED. Qui sotto la vedete nel mezzo alle sue lontane cugine di sangue blu  Nikon28ti e Nikon35ti , i due riferimenti di categoria….

 

La famiglia di compatte superzoom Nikon Lite Touch , con ottiche miniaturizzate che si acquistavano per poco meno di 300 euro nel 2003 , adesso si trovano sul noto sito di aste ebay a cifre ridicole, circa una ventina di euro, ma ne ho visti alcuni modelli molto simili , con zoom fino a 130mm o 120mm anche a 5 euro.

Il problema di queste macchinette è sicuramente la complessità della miniaturizzazione dello schema ottico e quindi la sua scarsa luminosità. Nel manuale di istruzioni venivano direttamente consigliate pellicole a 400 asa… ma facendo due conti, visto che avremo a che fare con diaframmi che vanno da F5.6 a 38mm  a F12 alla massima estensione 150mm, è facile intuire che con 400 asa saremmo sempre al limite del mosso.

La piccola compatta ha un altro piccolo problema che deriva dal suo lettore di codice DX delle pellicole,  incorporato… non ha la compensazione dell’esposizione… quindi essendo completamente automatica non è possibile sottoesporre le pellicole più comuni da 400 e da 200 asa per diminuire i tempi di scatto…  per ovviare a questo basterà modificare manualmente i codici DX delle pellicole seguendo questo schema … vi basterà grattar via la vernice con un temperino o aggiungere un pezzo di nastro adesivo a seconda del tiraggio che vorrete effettuare.

 

Create le pellicole “dopate”  non ho avuto problemi in fase di scatto e nonostante il tiraggio  il risultato è stato più che soddisfacente, anche a 150mm …

ecco alcuni esempi di rollei retro 400s tirata a 1600 asa e sviluppata in rodinal 1+25 20 min . Alcuni di questi scatti sono stati effettuati a 150mm F12 , come il primo delle balle di fieno…

 

Le pellicole sono state sviluppate e scansionate nel nostro laboratorio con uno scanner Noritsu che ha una risoluzione effettiva di 24 mp.

Come potete vedere anche con una piccola compatta a pellicola e un po’ di iniziativa si riescono ad ottenere risultati  che lasciano per lo meno riflettere sul potenziale del sistema ibrido pellicola e scansione professionale.