Sapete dov’è lo Swaziland?

Matteotti Studio presenta il viaggio in Swaziland del fotografo Giacomo Sardi.

 

Pubblicato su Nikon Italia

me lo sono chiesto la prima volta che me lo hanno detto…
3 settimane fa tornato da un viaggio in Swaziland, a nord del sud Africa, il paese che ha la maggiore percentuale di malati di HIV nel mondo, calcolata sulla popolazione.
Fonti non ufficiali parlano di oltre il 50% della popolazione, il governo si affanna a nascondere questo dato, esultando per “solo il 26%”…

Quello che ho visto là non lo posso raccontare solo con le parole…
eravamo ospiti di una missione nel sud del paese, un miracolo di quelli che capita di vedere una volta nella vita.. una scuola con 800 bambini, un ambulatorio per i malati, un aiuto concreto per chi non ha niente e in più flagellato dalla piaga dell’AIDS.

Continuamente vengono a chiedere aiuto.. bambini, ragazzi e ragazze sieropositivi, coi genitori morti di AIDS, vivono coi nonni ma non hanno soldi per vivere, per studiare, per mangiare.

Il primo ritratto è di una ragazza che portava una lettera.. c’era scritto che suo padre era morto di AIDS, sua madre quando si era accorta di essere positiva si era impiccata, adesso viveva col nonno ma aveva saltato un anno di scuola perchè non aveva soldi per l’iscrizione…
E così ogni giorno..

Siamo andati a prendere i sieropositivi, sfiniti, deboli, ammalati, nelle loro case, in mezzo al nulla, col fuoristrada.. li ho messi sul pickup di peso, non si piegavano… visto che per ogni malato dovevamo scendere in strade impossibili abbiamo fatto tardi e un uomo ci aspettava sulle stampelle da 2 ore, fuori da casa sua , vicino a dei panni stesi.. testa in basso, ma non mollava, piantato su quei 2 pezzi di legno imbullettati l’uno con l’altro… mezz’ora per tirarlo su…

Siamo arrivati all’ospedale e la sala d’aspetto per i malati di AIDS era strapiena, 2 dei nostri non sono stati accettati, non c’era più tempo per fare le analisi… torneranno la settimana prossima… se ci arrivano…

Abbiamo visto i bambini pranzare alla mensa della scuola, le ciotole pulite coi diti, polenta e broda di fagioli… sono entrato nelle case della gente che ci ringraziava… “grazie a voi italiani che ci avete dato tutto, ci avete insegnato tutto quello che sappiamo, ci date da mangiare, thankyou, thankyou, thankyou” naturalmente si riferivano alle missionarie… sul fuoco se va bene un pezzo di pollo sulla brace quando si festeggia alla domenica, sennò una pannocchia… ma anche il mais quest’anno è stato difficile da coltivare, poche pioggie..

Ho visto le suore missionarie che lavorano per queste persone, instancabilmente, senza sosta, fino all’esaurimento totale delle forze per un sorriso, per cercare di accontentare tutti, per dare un po’ di sollievo, per dare un po’ di speranza. Mai visto persone così, non sono di questo pianeta..

Ho visto madri coi bimbi in attesa di essere vaccinati… anziani ubriachi fradici che dalla disperazione spendono i pochi soldi nell’alcool invece di comprare qualcosa da mangiare per i nipoti, orfani…

E poi silenzio, ma un silenzio di quelli che senti il fischio delle orecchie, il sangue che pompa… campagne, terreni fertili, mucche, galline, vento e sassi, terra rossa come il tramonto, il sole che diventa una palla gialla all’orizzonte mentre vengono distribuiti gli aiuti del WFP, le giornate corte, il buio che viene veloce come un lampo, le stelle che non conosco, brillanti come lampadine lontane ma non poi così tanto, sembra di toccarle… la via lattea come una strisciata di colore azzurro nel cielo nero, costellazioni sconosciute a noi europei, la croce del sud che indica la missione mentre la sera ci incamminavamo verso il refertorio dove le suore cucinavano per noi…

I bambini le loro urla di gioia, la semplicità della vita che si sviluppa e che abbiamo visto in tutte le sue fasi… la povertà, l’amore ricambiato… la gente che muore, una bambina cieca da un occhio, un’altra con le croste in testa per via dell’AIDS, coperte da un cappellino azzurro che nasconde le garze…
Il sole come una stella, come una speranza, mentre un bambino cerca di acchiapparlo… presto che scappa….
In Chiesa mentre la gente canta vedo sbucare fra le teste una statua della Vergine che mi guarda, si guarda me.
La vita, la vita, la vita…… gia i soliti discorsi…
mi sono azzerato… riparto da qui…

LOST.

Gabriele Bardi

Simone Ferrari

Massimiliano Sarno

Ernest Malaguarnera

Giacomo Sardi

LOST.

I luoghi dell’abbandono  

introduzione a cura di Sauro Sardi

Dopo le prime orme lasciate sulla polvere della Luna, l’impronta che riassume come forma d’arte i luoghi dell’abbandono non va ricercata nel granito immobile delle Piramidi, ma nei segni che il tempo lasciò come matrice nell’opera più acuta di Marcel Duchamp: “Il Grande Vetro”.

In quella soffitta, e da quel giorno, il bagliore dei mercati e delle gallerie d’Arte fu tutto un guardare tra le cose che attesero a lungo, come morte, il balzo rigeneratore della chimica. Il gesto che riaccende i tratti di ciò che resta e merita almeno lo spreco di una posa. Fino a ritrovare l’idea che il tempo sia autore che incide e marca attraverso il segno pesante della vita. Oppure ignaro e leggero, composto nella sua dimora che resiste senza pretesa, sfinita dal poco o niente che ormai rappresenta.

Inerme, centrata dall’occhio ciclopico che fisserà le cose, l’immagine affronta il giorno come chi non ha specchio, con la sua luce che dal centro sfuma verso il lati, l’inquadratura ti assale come se il passato fosse una botta col flash, uno scatto regolato dal tempo che apre e chiude il diaframma di ogni storia.

 

Esposizione fotografica ,

Matteotti Studio, dal 12 giugno al 9 luglio

 

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Lajatico, la poltrona Proust di Alessandro Mendini (Foto Gabriele Bardi)

Come spesso accade, il caso è il seme di un’idea , e più ci si pensa e più cresce , germoglia , mette radici. Così Gabriele un giorno si presenta in studio con un rullino a colori e un’aria un po’ incazzata.. ” Giacomo vedrai questo rullino è da buttare e questa vecchia macchina fotografica che mi hanno spedito dagli Stati Uniti è una fregatura…. il rullino non scorre, s’inceppa..” … “ok…” dico io, “proviamo a svilupparlo e vediamo cosa esce..”.. tutto il rullino era inesorabilmente rovinato, pieno di graffi dall’inizio alla fine, su tutti o quasi i fotogrammi… l’ormai consumato rivestimento superficiale della cinquantenne QL17 aveva fatto il resto, trasformando i colori della campagna toscana in una tonalità sbiadita e acida…. Mendini e la sua poltrona Proust nel Teatro Del Silenzio attraversati come da gocce di vernice bianca che scendevano da bordo a bordo…. il caso aveva preso il pennello e aveva messo la sua firma. Così nasce LOST. Una raccolta di fotografie in luoghi abbandonati, isolati o con soggetti che portano lo spettatore a viaggiare col pensiero in paesaggi postatomici e che sembrano uscire dal film “The Day After”… il cacciabombardiere abbandonato diSimone Mone Ferrari, i fantasmi danzanti di Massimiliano Sarno, i rottami dei pickup nei deserti americani di Ernest Malaguarnera, le foto 3D di vecchi ruderi toscani di Giacomo Brubaker Sardi e le assenze di Gabriele Bardi sono come la sceneggiatura di un film fermo lì da tempo , immobile , paziente, vertiginoso… 12 giugno ore 18.00…

Marco Saielli

Mostra di Marco Saielli, “IL DRAGONE AL PRIMO MAGGIO” nella sala ovale della provincia di Prato, in via ricasoli 17 , dal 26 aprile al 6 maggio, da una sola pellicola in doppia esposizione , una serie di scatti realizzati alla manifestazione del primo maggio e una seconda serie di scatti effettuati al capodanno cinese a Prato …. 22 scatti bellissimi in bianco e nero scansionati e stampati 50×70 su carta Hahnemuhle da Matteotti Studio

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Portraits

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L’amministrazione comunale, in collaborazione con il quotidiano La Nazione, l’Associazione Il Moderno e Matteotti Studio, ha indetto il concorso fotografico Portraits – Le emozioni, le storie, la vita quotidiana dell’universo femminile in uno scatto fotografico.

Il concorso, aperto a tutti, intende raccogliere ritratti di donne che riescano ad interessare per la loro capacità di essere espressivi e comunicativi. Fra tutte le foto inviate, ne verranno scelte venti che, una volta stampate, andranno a costituire una mostra che verrà istallata negli spazi espositivi del Comune.

La giuria, composta da Carlo Quartieri, fotografo della Nazione, Giacomo Sardi, fotografo e Patrizia Esposito, Presidente dell’AUSER Agliana, selezioneranno i primi tre classificati che verranno premiati la sera dell’8 marzo al Teatro Moderno.

 

“L’idea del concorso – spiega l’assessore alle pari opportunità Luisa Tonioni – è offrire la possibilità a tutti, donne e uomini, di narrare, attraverso i loro scatti fotografici, le emozioni, le storie, il quotidiano delle donne. Vogliamo arricchire l’8 marzo con un altro linguaggio ed offrire, per questa giornata, una pluralità di prospettive attraverso cui vivere l’essere donna.“